Le “sporche frontiere” d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo
presentiamo il libro di Duccio Facchini e Luca Rondi domenica 11 giugno alle ore 18 presso l’occupazione di via Fracastoro 8 a Milano

Le “sporche frontiere” d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo
presentiamo il libro di Duccio Facchini e Luca Rondi domenica 11 giugno alle ore 18 presso l’occupazione di via Fracastoro 8 a Milano

Finalmente la nostra campagna di crowdfunding è partita!
Vi chiediamo di contribuire e di condividere, in modo da poter offrire ai pazienti, e anche a noi stessi, delle condizioni confortevoli per i colloqui e le visite.
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Mettere in discussione l’obbligo vaccinale in generale, e tra i professionisti sanitari in particolare, è un tabù che ostacola un dibattito invece necessario.
La letteratura scientifica indica l’utilità della vaccinazione in termini di efficacia, sebbene vi siano ancora interrogativi in merito alla durata di quest’ultima.
Non vi sono ancora, però, sufficienti evidenze che la sola vaccinazione annulli il rischio di contagio — rimane dunque necessario utilizzare i dispositivi di protezione individuale (DPI), oltre a procedere col tracciamento dei contatti, e a porre attenzione alla salubrità e all’areazione degli ambienti di vita, di lavoro e di socialità. Lo stesso vale nelle strutture sanitarie, dove l’utilizzo costante dei DPI adeguati è stato in grado di ridurre drasticamente il rischio di contagio, anche prima che i vaccini fossero disponibili.
D’altro canto, la campagna vaccinale risulta carente per le persone più a rischio e che vogliono essere vaccinate. Concentrare l’attenzione sul personale sanitario che, al contrario, non vuole la vaccinazione rivela una visione limitata del problema, che ignora l’effetto di numerosi altri fattori in termini di salute pubblica, che siano legati alla campagna vaccinale stessa — criticità logistiche e di definizione dei gruppi prioritari, carenza dei vaccini, esclusione di alcune categorie di persone (tra cui i migranti irregolari, almeno in Regione Lombardia) — o meno — utilizzo dei DPI non sempre adeguato e ottimale anche nelle strutture sanitarie e mancato tracciamento dei contatti.
L’obbligo vaccinale per i professionisti sanitari sembra porsi nel solco di un modus operandi caratterizzato dal colpevolizzare la singola persona, le cui azioni vengono rappresentate come ragione principale dell’incremento dei contagi e del disastro sanitario e sociale. Continua a leggere
È di qualche giorno fa la notizia che, con ogni probabilità, Regione Lombardia affiderà alle associazioni e al privato sociale la vaccinazione anti-Sars-Cov-2 per tutte quelle persone che si trovano in una situazione amministrativa irregolare.
O meglio, per ora si parla solo di persone senza fissa dimora e/o in possesso di codice STP.
Peccato che non tutte le persone irregolarmente presenti in Italia abbiano necessariamente un STP, e peccato che al sistema di prenotazione non possano accedere neanche le persone che si stanno regolarizzando mediante sanatoria. Le maglie della penosa burocrazia in materia di immigrazione sono fitte, le situazioni che possono verificarsi tra la regolarità e l’irregolarità sono molteplici e complesse.
Che Regione Lombardia non si sia preoccupata della vaccinazione per tutte queste persone, non è certo una cosa sorprendente, dal momento che sono decenni che fa di tutto per disinteressarsene a più livelli. Sconcerta però il discorso pubblico attorno a questo improvviso interesse: lo possiamo davvero definire un’apertura, una conquista di civiltà? Continua a leggere

L’ intervento sulla cultura può contemporaneamente innescare sviluppo economico ed essere fattore di coesione e di inclusione e, quindi, di sostenibilità sociale: un benessere che aiuta anche la nostra salute.
Un approccio strategico dello sviluppo territoriale basato sulla risorsa cultura ha mostrato numerose potenzialità. La politica di coesione può, infatti, contribuire a sostenere processi di valorizzazione integrata del patrimonio culturale, materiale e immateriale. Continua a leggere

La rabbia sociale è un aspetto che la storia ha sempre legato alle epidemie e alle carestie.
Spesso, per capirne le ragioni, servono i numeri, crudi. In Italia esistevano 3,2 milioni di lavoratori precari nel dicembre 2019, prima della tempesta epidemica che, in moltissimi casi, li ha travolti. Esisteva poi una platea di almeno 3,7 milioni di persone formata dai lavoratori irregolari, ossia da coloro che lavorano senza essere messi in regola dal punto di vista contrattuale, fiscale o contributivo. Continua a leggere

Vedere calpestati la propria dignità e il rispetto per la propria persona nuoce gravemente alla salute.
Subire svalutazioni delle proprie competenze, ottenere mansioni meno pagate “perché sei donna”, non poter decidere in serenità una gravidanza perché ricattate dalla minaccia della perdita del lavoro… sono tutti fattori che mettono alla prova la nostra salute psichica e il nostro benessere.
Quanto possa fare male alla nostra salute subire percosse e violenze da una persona a noi vicina (un familiare, un compagno…) senza potersi sottrarre a questa tortura, magari perché non abbiamo le risorse economiche per farlo, non ha bisogno di essere spiegato.
Le violenze psicologiche, il ricatto economico, la distruzione sistematica dell’autostima, il controllo ossessivo, l’isolamento progressivo, anche se non accompagnate da violenza fisica, non fanno meno male alla nostra salute, anzi…
Tutto questo è drasticamente peggiorato con la pandemia. Continua a leggere