Cosa si nasconde dietro il “ritorno volontario”

Segnaliamo questo articolo dal sito di Nicoletta Poidimani, che a sua volta riporta la traduzione di un testo di All African Women’s Group, che sta circolando in forma di appello.

Ne riportiamo alcuni passaggi, e segnaliamo che chi volesse sottoscrivere questo appello può farlo scrivendo alla mail aawg02@gmail.com.

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“Storia di Antonia”, su Radio Wombat

Antonia Bernardini muore nel 1974 a causa delle ustioni riportate per l’incendio del letto di contenzione sul quale era legata da 43 giorni nell’OPG di Pozzuoli. La sua vicenda, raccontata nel libro “Storia di Antonia; Viaggio al termine di un manicomio”, è l’occasione per attualizzare il dibattito sull’autoritarismo psichiatrico e giudiziario di oggi e di ieri.

Qui l’intervista su Radio Wombat fatta dal Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud ad Antonio Esposito, autore del libro insieme a Dario Stefano dell’Aquila.

Guai ai poveri!

“… Una brutta diagnosi diventa immediatamente lotta per la sopravvivenza fisica ed economica – i tempi della vita biologica e le forme della riproduzione sociale, si rivelano nel loro nudo intreccio. Pochi altri terreni sono più immediatamente politici di questo.
Eppure la sinistra di classe, i movimenti, lo hanno spesso snobbato pur essendo chiaro, fin dagli anni ’70, che la figura del salario, nella sua nuova dimensione sociale, vedeva le prestazioni del welfare assumere un ruolo via via più centrale in una configurazione moderna dell’idea di reddito.

Ma che succede quando si entra nel tunnel della malattia?
La via crucis, di solito, comincia con la diagnostica a pagamento.
Esperienza comune, quella del medesimo esame che il pubblico offre in 8/12 mesi e il privato il giorno dopo a pagamento, magari nella stessa struttura.
Là, immediatamente il destino del malato biforca le sue direttrici: sommersi e salvati si definiscono sulla base di una Tac e di una carta di credito. In alternativa il “viaggio al termine della notte” può iniziare con l’ingresso al Pronto Soccorso, un locale generalmente scassato e insalubre, che ti accoglie senza troppi infingimenti, rivelandosi subito per ciò che è…”

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Solidarietà al collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud

In seguito ai fatti qui riportati, ci uniamo a tutte le realtà che hanno già espresso la loro solidarietà al collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, e ai due compagni sotto processo.

Molto ci lega ai compagni e alle compagne del collettivo Artaud: difficile riassumerlo in poche righe di comunicato.

Quello che qui ribadiamo è che il lavoro decennale, instancabile del collettivo Artaud è stato – ed è tutt’ora – per noi più di uno stimolo alla riflessione: è uno sguardo indispensabile che scava sotto l’apparente neutralità delle istituzioni mediche e psichiatriche, è un posizionamento quotidiano, concreto e politico.

Sempre al vostro fianco, con tutta la solidarietà, la stima e l’affetto che ci legano a voi

Un abbraccio collettivo

Ambulatorio Medico Popolare

Cattiva (di)gestione?

OSSIA LA RIFORMA DEL SISTEMA SANITARIO LOMBARDO

Cosa succederà ai malati cronici? Perché l’introduzione della figura del gestore riguarda tutti? Perché non bisogna firmare la lettera che sta inviando Regione Lombardia? Siamo obbligati a firmare il patto col gestore? Chi ci guadagna e chi ci rimette? Veramente ridurrà i tempi d’attesa?

Ne parliamo venerdì 9 febbraio alle 18.30 nel corso di AMPlifichiamoci, l’aperitivo di informazione dell’AMP.