Cosa si nasconde dietro il “ritorno volontario”

Segnaliamo questo articolo dal sito di Nicoletta Poidimani, che a sua volta riporta la traduzione di un testo di All African Women’s Group, che sta circolando in forma di appello.

Ne riportiamo alcuni passaggi, e segnaliamo che chi volesse sottoscrivere questo appello può farlo scrivendo alla mail aawg02@gmail.com.

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Solidarietà al collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud

In seguito ai fatti qui riportati, ci uniamo a tutte le realtà che hanno già espresso la loro solidarietà al collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, e ai due compagni sotto processo.

Molto ci lega ai compagni e alle compagne del collettivo Artaud: difficile riassumerlo in poche righe di comunicato.

Quello che qui ribadiamo è che il lavoro decennale, instancabile del collettivo Artaud è stato – ed è tutt’ora – per noi più di uno stimolo alla riflessione: è uno sguardo indispensabile che scava sotto l’apparente neutralità delle istituzioni mediche e psichiatriche, è un posizionamento quotidiano, concreto e politico.

Sempre al vostro fianco, con tutta la solidarietà, la stima e l’affetto che ci legano a voi

Un abbraccio collettivo

Ambulatorio Medico Popolare

Profughi abbandonati a Rogoredo: report di una giornata di lotta per i diritti

Un breve report della giornata a Rogoredo di martedì 10 giugno, quando circa cinquanta migranti sono arrivati alla stazione nell’ignoranza e nello sconcerto della prefettura milanese.

Tutto inizia da un passaparola: un compagno, passando da Rogoredo, vede un gruppo di migranti sul marciapiede davanti alla stazione e ci contatta. Noi arriviamo verso l’una.

La situazione che ci si presenta è sconcertante: una cinquantina di persone accasciate al suolo senza scarpe, con vestiti sporchi e stracciati e in visibile stato di malessere generalizzato. Compriamo acqua e cibo, e cominciamo a parlare con loro per capire chi sono e da dove vengono.

Sono tutti uomini, giovani, vengono principalmente dall’Africa Subsahariana, Gambia, Mali, Nigeria, Ghana, Sudan, Senegal e uno dal Bangladesh. Sono arrivati il 9 giugno a Taranto, con uno dei mille sbarchi, tra questi c’erano anche una decina di ragazzi che venivano da una delle barche naufragate, dove avevano visto morire donne, bambini e parenti.

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