Voci da Eleonas, il campo profughi di Atene

Eleonas è un campo regolare, gestito dal governo greco, che sorge in una zona ex-industriale di Atene, polverosa e sconnessa tanto da dare la sensazione di non trovarsi in Europa, mentre piazza Syntagma dista appena tre fermate di metro e Kerameikós, a dieci minuti a piedi, è luogo di movida notturna. Lo spazio è diviso in tre aree, una delle quali, gestita da militari, ospita parte delle persone che vivevano nella tendopoli presso il Pireo sgomberata a fine luglio. In totale gli abitanti del campo, che hanno diritto ad entrare e uscire a loro piacimento a qualsiasi ora, sono circa 2500, di cui la metà bambini, provenienti in prevalenza da Siria e Afghanistan, seguiti da Iran e Pakistan, cosicché le lingue più parlate sono arabo e farsi. Le nazionalità rappresentate sono in totale una trentina.

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Racconti da Ventimiglia

“…Corre voce di uno sgombero del campo a giorni. Ci chiediamo cosa farebbe la polizia delle persone eventualmente cacciate.

Finora la polizia gestisce i corpi dei profughi portandoli all’hot spot, che è un centro di identificazione ma non di detenzione.

Dato che qui in liguria hot spot non ce ne sono, portano il profugo in Sicilia, il che per il trasportato equivale a tornare alla casella iniziale nel gioco dell’oca.

Ciò con bus ed aerei, gran spiegamento di forze per evitare resistenze.

Ovviamente poi si riparte. I poliziotti (…)  fanno pianamente ciò che stabilisce la legge anzi l’accordo di Malta del settembre 2015: ogni volta che fermano uno straniero diretto alla frontiera gli prendono (o tentano di prendergli) le impronte digitali. Le impronte vengono poi scannerizzate e diffuse a tutte le polizie d’Europa, col dato del fermo e di dove il profugo è stato fermato; ciò diventa l’incancellabile numero di matricola dell’essere umano che ha quel dito.

Se il nostro profugo digitalizzato viene poi fermato a Lione, dal suo dito la polizia di lì risale all’hot spot a cui è approdato nel suo viaggio, e di mano in mano (di poliziotti) viene riportato all’hot spot di partenza…”

Volentieri segnaliamo gli ottimi reportage da Ventimiglia pubblicati su effimera.org

http://effimera.org/racconti-ventimiglia-lia-antonio-nicola-roberto/

tra Lampedusa e Ventimiglia

Citiamo testualmente: “…Questa vicenda è l’ennesima conferma del terribile genocidio che si sta consumando nel Mediterraneo, frutto di egoismi finanziari e meschinerie politiche di cui saremo chiamati a rispondere, come i tedeschi per il genocidio nazi-fascista”… parole di Leoluca Orlando. Che altro aggiungere? Chissà se questi cari benefattori e cuori-dolci non vogliono adottare anche qualcuno dei futuri sfrattati da Ventimiglia?

Morti evitabili

I due articoli che segnaliamo, e di cui consigliamo caldamente la lettura, confermano drammaticamente quello che diciamo da venti anni a questa parte: i continui tagli e riduzione di servizi riducono l’aspettava di vita e soprattutto gli anni di vita sana, ledono un diritto umano fondamentale. lo dicono sulla stampa nazionale, lo dicono le statistiche europee, come si legge nell’articolo da La Stampa

“…in un’epoca di tagli ai sistemi sanitari questi dati fanno riflettere, soprattutto se incrociati con altre rilevazioni di Eurostat che hanno registrato in Italia il fenomeno dell’accorciamento della vita sana, problema che riguarda soprattutto le donne, a partire dal 2004 quando l’aspettativa media di vita sana per un italiano era di 70 anni. Oggi è di 61 anni….”

e nell’articolo de Quotidiano Sanità
“…i ricercatori hanno calcolato che per ogni paziente in più di cui gli infermieri devono prendersi cura, il rischio per i pazienti di morire entro 30 giorni dal ricovero aumenta del 7 %….”

sotto organico

http://www.corriere.it/salute/15_novembre_01/medici-nuovi-orari-servono-20mila-assunzioni-piu-d7886e42-8069-11e5-aac9-59b4cd97071f.shtml

“l’articolo penso sia orribile, però parla di una questione, quella della direttiva europea sugli orari di lavoro, che è tema estremamente di attualità sopratutto per la parte sanitaria del comparto, con conseguenze sulla turnistica di lavoro e una estrema difficoltà alla copertura del servizio.
Non credo che ne vada a perdere la salute dei malati, nè tantomeno le qualità del personale sanitario. Semplicemente si mette in evidenza quanto si è sotto organico in Italia. I tagli alla sanità si traducono con riduzione di letti, giorni di ricovero e blocco del turn-over del personale (quindi costretto allo straordinario programmato per permettere la copertura del servizio) che, sì, creano conseguenze sulla salute pubblica e degli operatori. Però questo il Corriere -fascista e borghese- non lo dice.”

Sanità, tagli per 15 miliardi in tre anni

Per via dell’invecchiamento della popolazione, della necessità di ricambio dei macchinari eccetera, la spesa sanitaria aumenta normalmente del 2% all’anno. Quindi anche semplicemente lasciando inalterato il finanziamento, di fatto il sistema sanitario subisce ogni anno dei tagli. Ma nel caso di questa legge di stabilità è decisamente peggio perché i tagli sono previsti, e come…
se lo dice perfino il corriere della sera! Leggete:
“… il Fondo sanitario rimarrebbe congelato a 111 miliardi di euro per tutto il prossimo triennio. In termini reali sarebbe una riduzione netta rilevante…”
è il caso di informarsi un po’ meglio… Restate sintonizzati