Per chi ne sentiva la mancanza…
…o per chi ha semplicemente voglia di divertirsi in compagnia…
Riecco l’AMPy Hour! Vi attendiamo numerose/i!

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…o per chi ha semplicemente voglia di divertirsi in compagnia…
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Le immagini e le testimonianze, raccolte da Sat 2000 rivelano un vero e proprio mondo, fatto di coperte e cartoni, nascosto sotto il coperchio dei tombini. Sono questi i giacigli dei disperati della stazione Ostiense: si dorme solo accovacciati o in verticale, con un pertugio aperto per respirare, ma la collocazione è già un privilegio e per questo la permanenza era a pagamento. E dai numerosi passanti della stazione? Invisibili.
Dopo il salvataggio dei giovani profughi, però, Belviso lancia l’allarme: «i centri di accoglienza per minori stranieri non accompagnati di Roma sono pieni: la domanda è raddoppiata negli ultimi quattro mesi. Quello dei minori afghani è solo un esempio di una situazione che a Roma sta diventando sempre più difficile: in soli 4 mesi la richiesta di accoglienza di minori non accompagnati è aumentata del 100%». I 900 posti offerti nelle cento strutture di accoglienza, tra accreditate e convenzionate, sono ormai saturi e – avverte l’assessore – «spesso siamo costretti ad appoggiarci ad altre regioni, con costi molto elevati».
[Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200904articoli/42530girata.asp]
Le due 24 non avranno la stessa fermata: per gli immigrati sarà possibile salire al centro di accoglienza e giungere al capolinea della stazione ferroviaria di Foggia, mentre i residenti di Borgo Mezzanone saliranno nel centro abitato e scenderanno in via Galliani, a circa trecento metri e nei pressi della villa comunale. L’iniziativa segue quella istituita il 19 marzo per i collegamenti del Cara di Bari, che serviva ad evitare agli immigrati un tragitto di quasi tre chilometri per raggiungere la prima fermata utile. A Borgo Mezzanone la situazione è differente: il centro di accoglienza, che dovrebbe ospitare 550 persone, ne accoglie circa 800 e più volte si sono verificati episodi d’intolleranza da parte degli abitanti della borgata, stanchi di furti e molestie da parte degli immigrati. Più volte, gli autisti degli autobus sono stati aggrediti e hanno fatto richiesta di automezzi della polizia a scorta dei pullman di linea.
Le linee diverse sono state istituite per motivi di ordine pubblico. Polemica l’Acsi, l’associazione delle comunità straniere in Italia, a Foggia presieduta dal tunisino Habib Ben Sghaier: “L’integrazione non si fa così. Non posso credere che la prefettura abbia avallato una decisione simile. Questo è razzismo. Forse l’istituzione della nuova linea giunge perché gli abitanti di Mezzanone sono elettori e a giugno ci sono le amministrative”. Borgo Mezzanone, però, è una frazione di Manfredonia, seppur più vicina a Foggia, dunque l’elezione del sindaco di Foggia c’entra poco. E proprio il primo cittadino Orazio Ciliberti chiarisce: “Non parliamo di razzismo, ma di opportunità di creare un servizio migliore. Nessuno impedisce agli immigrati del centro di accoglienza di percorrere due chilometri in più, arrivare nella frazione di Borgo Mezzanone e prendere il bus che parte di lì e arriva in centro. Alla base della decisione – continua Ciliberti – ci sono gli attriti tra immigrati e residenti a Mezzanone”.
“Un caso illegittimo, gravissimo”, denuncia l’avvocato napoletano Liana Nesta. “Delle due l’una – aggiunge il legale – o nell’ospedale napoletano Fatebenefratelli c’è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e cittadina”.
Aggiunge l’avvocato Nesta: “Siamo di fronte a un’iniziativa senza precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga segnalata per l’identificazione”, spiega pacatamente Liana Nesta. E aggiunge: “Come se non bastasse, K. non ha potuto allattare suo figlio nei suoi primi giorni del ricovero: lo ha visto per cortesia di alcuni sanitari che glielo hanno adagiato tra le braccia, ma non ha potuto allattarlo”. La Nesta è una legale impegnata da anni nelle rivendicazioni dei diritti essenziali, al fianco di immigrati o di parenti di innocenti uccisi dalle mafie. L’ultima condanna, in ordine di tempo, la Nesta l’ha ottenuta a dicembre scorso, come avvocato di parte civile, per i killer di Gelsomina Verde, la ragazza innocente assassinata e poi data alle fiamme dai sicari di Scampia.
L’ospedale fornisce una versione edulcorata della vicenda: “nessuno ha denunciato la puerpera, ma ci si è attivati ai sensi degli obblighi relativi al riconoscimento del nascituro sanciti dall’articolo 250 del Codice Civile”. L’ospedale si rifà ad una circolare che impone al direttore sanitario di garantire l’identificazione della madre, in mancanza di un valido documento di riconoscimento, anche facendo ricorso alle autorità. Secondo il primario di Ginecologia, Pietro Iacobelli, la donna avrebbe esibito solo la fotocopia di un passaporto scaduto.
Eppure le affermazioni del personale ospedaliero non convincono, specialmente la legale di Kante, che sostiene: “E’ stata accompagnata all’ospedale da altri connazionali regolarmente soggiornanti, i quali avrebbero potuto testimoniare sulla sua identità”.
Fini, Mussolini, Berlusconi hanno dichiarato più volte nelle ultime settimane che questo pacchetto sicurezza non s’ha da fare. Ora che è scoppiata la polemica in seguito a questo caso che colpisce fortemente l’immaginario collettivo, anche i politici che erano rimasti muti (PD, tanto per citarne un gruppetto costantemente inerte) si stanno esprimendo in totale sfavore del pacchetto sicurezza.
E intanto, il pacchetto sicurezza magari non si farà, però è un dato di fatto che le persone senza permesso di soggiorno hanno paura di presentarsi in ospedale e la loro affluenza è sensibilmente diminuita in tutta Italia. D’altra parte, a quanto pare il loro timore è fondato.
Anche l’Ordine dei medici di Napoli, per bocca del presidente Gabriele Peperoni, ha definito «preoccupante» un episodio caratterizzato «da zelo eccessivo che rischia di innescare una spirale persecutoria e razzista ai danni di soggetti indifesi», oltre ad aver espresso un netto dissenso sui contenuti del pacchetto sicurezza.
[Fonti: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=53094&sez=HOME_INITALIA, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=335335, http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/campania/news/2009-04-01_101279461.html, http://napoli.repubblica.it/dettaglio/clandestina-denunciata-dai-medici-dopo-il-parto-al-fatebenefratelli/1612026, http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/ivoriana-napoli/ivoriana-napoli/ivoriana-napoli.html]
La Croce Rossa italiana ha scritto nel referto medico che il ragazzo è morto di “cause naturali”. Noi non crediamo a un’organizzazione, la Croce Rossa, che vive del business delle “guerre umanitarie” e che gestisce i CIE e i CPT italiani, i lager dove i migranti vengono rinchiusi e privati di ogni diritto fondamentale. Non possiamo credere alla menzogna che vorrebbe Salah Souidani un tossicodipendente senza un’età e senza neanche il diritto della giustizia.
Pubblichiamo di seguito l’articolo de L’Unità sul divieto ai Rom di utilizzare le fontanelle pubbliche nel IV municipio di Roma. In fondo all’articolo l’appello di
alcuni cittadini contro questa misura.
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“Chiudere le fontanelle pubbliche, per favore, altrimenti ci vanno i rom. Sono tanti, si accalcano per riempire le taniche e danno fastidio ai residenti del quartiere e ai commercianti. E’ sconveniente, soprattutto vicino al mercato rionale”. Per questo motivo il presidente di An del IV municipio di Roma, a ottobre, aveva chiuso alcune fontanelle pubbliche nei quartieri Talenti e Prati Fiscali: Roma Nord-est, quartieri di lavoratori dipendenti a un passo dal centro. Una di queste, in via Prati Fiscali vecchia, è ancora chiusa.
Una decina di cittadini di sinistra del IV municipio, pensionati, liberi professionisti, docenti ha letto la denuncia de l’Unità e lanciato un appello e una raccolta di firme per la riapertura delle fontanelle. “L’acqua è vita, è un bene di tutti. Non si può togliere a chi vive in strada, a quei rom che non hanno neanche un posto nei campi nomadi della città” – scrivono i dieci.
E spiegano: “La motivazione del nostro incontro viene dall’osservazione quotidiana della disgregazione del tessuto sociale dei nostri quartieri, dal venir meno di segni di accoglienza e di solidarietà, il tutto nella progressiva scomparsa di luoghi di incontro e confronto. Ciò viene accentuato dalle attuali difficoltà economiche. In questo quadro, sempre di più, vengono strumentalmente indicate e fatte percepire come un pericolo le persone provenienti da altri paesi che qui vivono e lavorano. Il nostro obiettivo è costruire un luogo di aggregazione e di riflessione e di intessere al nostro territorio, una rete di relazioni tra i cittadini italiani e quelli di provenienze diverse”. Il loro appello si può sottoscrivere qui o all’indirizzo ilmondoiniv@gmail.com.
[Fonte: http://www.unita.it/news/83080/roma_il_municipio_vieta_le_fontanelle_ai_rom]
La ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) lancia un appello al Parlamento affinché non vengano approvate le disposizioni in materia di cui all’art. 45, comma 1 lett. f) del ddl “Sicurezza” (C-2180) in quanto “suscettibili, se approvate, di causare gravissime violazioni dei diritti fondamentali dei minori (oltrechè dei loro genitori)”.
Le adesioni all’appello possono essere inviate all’indirizzo: info@asgi.it, mentre il testo dell’appello può essere scaricato cliccando qui.
A questo proposito Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, sostiene che “Nel disegno di legge sulla sicurezza non c’è alcun divieto di iscrizione all’anagrafe per i figli dei clandestini. In base alla norma contestata per lo straniero in posizione irregolare l’assenza di permesso di soggiorno inibisce solo di ottenere il rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni e altri provvedimenti di suo interesse. Nessun articolo e nessun comma, invece, gli inibisce di dichiarare la nascita di un figlio”.
Le parole del sottosegretario all’Interno fanno supporre che non sappia neanche di cosa stia parlando, anzi lasciano decisamente intuire che non abbia la minima idea di quale sia la situazione che tale normativa dovrebbe regolare. E infatti, quando gli è stata fatta notare l’incongruenza delle sue parole con la realtà contingente ha dichiarato che “l’equivoco sorge dalla eliminazione, effettuata dalla nuova norma, del riferimento agli atti dello stato civile. L’esame alla Camera permetterà di chiarire la questione oltre ogni dubbio e, se fosse necessario, di renderla ancora più incontrovertibile, esplicitando una possibilità, la dichiarazione di nascita, che a nessuno è mai venuto in mente di precludere”.
Affermazioni che lasciano molto da pensare. Il confine tra fascismo e incompetenza è sempre più sfumato e confuso. Oppure, più probabilmente, è proprio questo il fascismo.
Tanto per capire di cosa stiamo parlando – e perché questo art. 45, comma 1 lett. f vada a ledere i diritti dei figli di persone senza documenti, vediamo il testo di legge com’è adesso e come sarebbe se il disegno di legge sulla sicurezza venisse applicato:
DECRETO LEGISLATIVO 25 luglio 1998 n. 286, Art. 6
Facoltà ed obblighi inerenti al soggiorno (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 6; r.d. 18 giugno 1931, n. 773, artt. 144, comma 2 e 148)
Testo di legge attuale:
COMMA 2: Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
Testo di legge previsto dal disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal senato e ora in discussione alla camera:
COMMA 2: Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
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Questa modifica del testo non comporta solo un’impossibilità dei genitori senza permesso di soggiorno di riconoscere i propri figli. Essa comporta anche che per esempio non possano avvenire matrimoni tra persone senza documenti e persone con documenti, il che ha gravi elementi di incostituzionalità.
Secondo la ASGI si violerebbe, così, il limite previsto dall’art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali, perché prevedendo un limite assoluto ed inderogabile alla celebrazione e registrazione di matrimoni nei quali anche uno solo dei nubendi sia sprovvisto di un valido titolo di soggiorno impedisce l’esercizio del diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, diritti garantiti dall’art. 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848) e dall’art. 23, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881).
Anche il Consiglio Costituzionale francese si è pronunciato con i medesimi toni quando in Francia si è tentata l’introduzione di una normativa simile attraverso un disegno di legge che è stato fortunatamente poi ritirato.
[Fonti: http://www.asgi.it/index.php?page=nws.home&idint=cn09030902 e
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/dl-sicurezza-3/appello-bambini-invisibili/appello-bambini-invisibili.html ]